All’amata

All’amata in campagna

 
Sussurro di fronde la tua voce.
Mormorio di ruscello
il tuo sorriso,
luce e sogno i tuoi occhi.
Nel cielo freddo, piccolo e distante,
il rigore del pallido mattino
arcobalena il tuo nome,
che scalda il cuore.
Estasiato ti guardo
e invidio il dio dei campi invisibile,
che danza con te, mentre cammini.
Ma la tua faccia,
fronte preoccupata,
è sempre arata da pensieri tristi.

 
 

All’amata dal monte

 
Sali con me sulla vetta.
Al riparo, nel nido del rapace,
ascolterai con cuore puro
il mito del vento che sibila tra le rocce
e racconta ribombando negli anfratti
melodie udite da pochi.
Fame e sete di te,
vuoto radioso nell’anima.
Senza vederti dall’alto ti guardo
come il cieco suonatore
il suo violino scordato,
non sapendo se sei vera donna
o il dipinto dell’amore,
che sognavo prima di nascere.
E non mi par vero
di scoprirti in ogni dettaglio
uguale al desiderio
che maturai nel tempo
come un frutto di bosco soave.

 
 

All’amata dal cielo

 
La fragrante brioche,
che mi donasti
facendomi coraggio,
la tengo sotto la cloche,
dolce premio per morbido atterraggio.
La primavera che scorre
nelle tue vene malinconiche
qua sotto disegna i prati
con l’aiuto di Euclide.
Una ridda di nuvole
bianche e cristalline
si veste del tuo sorriso,
porta del tuo mondo
dolcemente socchiusa.
Io naufrago in un’isola d’aria,
di avventure e speranze senza senno,
tu pigramente a mollo in uno stagno
di agrodolci ricordi.
Odo echi, scrosci, sussurri,
ronzii, fruscii lontani.
Attento la collina
dai verdi boschi
troppo è vicina.
In un amen la evito
ballando col vecchio Piper,
torno a adorare il sole.

 
 

All’amata dal mare

 
Lasciai il tuo abbraccio
languido a poltrire sulla rena
e scelsi quello più rude
e salso del mare.
Gioia selvaggia
liberarmi di te,
di me stesso,
fardelli ingombranti,
e, perchè no,
del mondo invadente
che ci abita.
Poche bracciate ed ero
una o due leghe al largo:
ero dei pesci.
Riposando sul dorso
come un relitto,
vidi il mio cadavere
correre diligente sul bagnasciuga,
prigioniero del caldo e della pinguedine
e provai pena.
Meglio non uscire più
dal limbo salato.
L’ombra fosca
del promontorio pirata,
orlata di palmizi,
la nube minacciosa,
la danza bianca della medusa,
mille storie degli abissi
mi avevano rapito per sempre.
Ma tu mi avresti raggiunto come sempre,
onda fanciulla e ridente
dai verdi boschi,
paurosa si avvicina:

 
 

All’amata da sotto terra

 
Se la gran madre terra
un bel giorno tornasse a farsi dea
di certo indosserebbe le tue forme:
statua supervivente
adorna di albe fiorite,
carezzata dai venti,
lambita dalla spuma del mare.
Così in te sapermi
sicuro e sepolto
è per sempre il più dolce
inno alla gioia.

 
 

All’amata dal nulla

 
Limpida meraviglia
nata all’altrui felicità,
dedicarti una vita è poco.
Vorrei viverne cento
affacciato al balcone
sopra il tempo.
Nemmeno lui, Cronos,
cancellerà crudele
la soave malinconia
dei tuoi occhi buoni.