Alta nobiltà
All’arcivescovado
dall’arcivescovengo
io conto più di un conte
che ora non c’è più.
Brusato e Martinengo,
d’armigeri una schiera,
cigola la visiera
dell’elmo col cimiero
e il cavaliere è nero,
senza macchia però.
Bla bla, bla bla, blasone.
Parlando fuor dai denti
e con la spada in mano
io giuro che tu menti:
difenditi marrano
al suono del liuto,
ma or tutto è perduto
perduto al casinò.
Brillano come fari
quei grandi lampadari
quei bei ricevimenti:
ora non li fan più.
Non porta pena araldo,
brucia sul rogo Arnaldo
nemico di Gesù.
Quel bel profilo greco
e quel naso col neo
finito in un cammeo:
che triste fine fu!
Li riconosci ancora
dal tratto signorile,
ospiti in questo secolo
profanatore e vile.
Sono nobili d’animo,
ma pur di portamento,
han la erre moscia a Bergamo
a Bergamo e dintorni.
Aspettano che torni,
spettan che torni il re,
conciossiaccosacchè.