Brescia
Sul colle di re Cidno, eroe locale
dalle braccia corte,
gli occhi lunghi di un canocchiale
disegnano, balena spiaggiata sull’erba,
la rocca del gran Leutelmonte, Manerba.
Ai piedi del piccolo monte,
dietro, a lato e di fronte,
Brescia di me infelice
scorbutica nutrice,
ti adagi e espandi fumando ciminiere.
Dall’alto è un bel vedere,
ma se scendo di lì per i sentieri
a perlustrar le strade ed i quartieri
vedo ovunque le tracce di Venezia,
cui aravi i campi in cambio di un’inezia:
a lei la gloria e le finestre gotiche
a te rape e fagioli con le cotiche.
Lei splendente regina,
tu vecchia contadina
rassegnata e mesta,
però vestita a festa.
Se del leon di San Marco leonessa
eri, feroce, ma schiva e dimessa
mai non lo sono i tuoi figli diletti
ciclopi in doppiopetti
dalle schiene possenti
in ufficio e officina onnipresenti
ed al sacro dovere sempre ligi.
In un sol giorno vantano prodigi:
lavoran venti ore senza sosta,
in men di un’ora smistano la posta,
per quattro ore praticano il golf
e per due ore insidiano la colf.