Avventuriero
In solaio coi miei libri c’era il poster di John Waine
su una vecchia diligenza e le praterie del Maine,
un baule della nonna col corredo in buono stato
era morto il suo promesso in divisa da soldato;
una sciabola spuntata, le mostrine d’ordinanza,
una pipa, un acciarino e un po’ di cielo in una stanza.
Un tamburo vecchio e sordo, pelle d’asino sfondata,
una tromba arrugginita e un leggìo di vecchia data.
Cianfrusaglie di famiglia. Ci giocavo, meraviglia!
Ma un bel giorno chiusi il libro
per andare coi marines
salutai la mia famiglia e a cavallo dei miei jeans
feci il giro della terra, sette mesi solo mare
le domeniche in cambusa con il ponte da lavare.
Ed un giorno con la luna al nostromo dissi: sì,
gli sparai quattro cazzotti, lui li prese e non gradì.
Porca miseria,
meglio cambiare aria.
Nella notte con tre amici siam fuggiti di prigione
con l’aiuto delle stelle a cavallo di un gommone
tra le braccia dei marosi, quattro pazzi, quattro arditi
scivolammo come squali sulle onde di Haiti.
Alle sette del mattino Joe l’Inglese disse: rain!
e un fortissimo uragano si abbattè su Port-of-Spain..
aggrappati a una speranza dopo giorni di digiuno
solo io sono scampato alla furia di Nettuno.
E’ passato tanto tempo
ed ho fatto le radici;
vivo in una vecchia barca
senza donne e senza amici.
Più selvatico del vento e più libero di un re,
a volte mi fan visita le ombre di quei tre.
Fumo un calumet indiano accucciato su una bitta
mangio carne di caimano in una vecchia marmitta.