Caraibi

Caraibi

 

Gioia selvaggia gettarmi alle spalle
me stesso il fardello ingombrante,
come un provetto assassino
senza rimorso:
fauci di palude
nella fitta boscaglia.
Poche bracciate ed ero
pinna, pasto di pesci.
Riposando sul dorso boccasopra
rividi il mio corpo di caucciù
uscire dalla tomba bajo la arena,
correre senza grazia sul bagnasciuga,
accaldata pinguedine.
Meglio ridiventare puro spirito,
cresta d’onda nel limbo salato
tra cielo e inferno.
L’ombra fosca del promontorio,
istrice e pirata, ficcava aculei di cactus
nella pelle dei turisti profanatori.
Sotto danzava una medusa,
Sherazade, mille sorie degli abissi,
Simbad, rapito per sempre.
Bello sapere che che mi avresti raggiunto
in capo al mondo,
spuma fanciulla e ridente.
Alitando la brezza, con la mano
ti feci un cenno e vidi il tuo sorriso.